Cultura
“Dantedì”, l’iniziativa social per riscoprire la Divina Commedia
mercoledì 25 marzo 2020

Oggi è "Dantedì": il 25 Marzo, secondo gli studiosi della Divina Commedia, Dante Alighieri avrebbe iniziato il viaggio verso la conoscenza di Dio. Il Ministero della Scuola, retto da Lucia Azzolina, ha lanciato sui suoi profili mediatici l'iniziativa di lettura dantesca. Dati alla mano, finora sulle storie di Instagram del Ministero sono state pubblicate 27 testimonianze di docenti, studenti, addetti ai lavori e appassionati del viaggio di Dante. Partito il 25 Marzo del 1300, anno giubilare per la Chiesa Cattolica Romana, retta in quel momento da Papà Bonifacio VIII, acerrimo nemico del Poeta. Nella Terza Bolgia dell'Inferno, il primo dei tre luoghi in cui Dante si addentra, incontra Papa Niccolò III nel VIII cerchio, quello dove sono confinati i simoniaci: "Se' tu già costì ritto, Bonifazio? Di parecchi anni mi mentì lo scritto". Il Papa dannato rivolge a Dante queste parole, credendo che il nuovo arrivato sia proprio Bonifacio VIII.

Dante, con questi versi che attribuisce al Papa dannato, intende denunciare la corruzione della Chiesa e il dramma della compravendita dei beni ecclesiastici. Questo piccolo passaggio del XIX canto è solo uno degli innumerevoli insulti, sfregi, invettive, lamenti, obiezioni, rigorosamente in perifrasi che l'autore rivolge agli interlocutori che incontra nei gironi infernali. Il titolo originale dell'opera non è Divina Commedia, ma "Comedìa" o "Commedia". La prima edizione originale risale al 1321, poi naturalmente replicata così tante volte che è presente da moltissimi anni nei programmi scolastici italiani. Ha contribuito notevolmente alla diffusione della cultura italiana e della lingua italiana all'estero: i risultati della classifica 2018 stilata da Ethnologue, pubblicazione cartacea ed elettronica del SIL International, dicono che l'italiano è la quarta lingua più studiata al mondo, con 2.145.093 studenti. La medaglia di legno è stata strappata dalle mani dai francesi. Volente o nolente, il viaggio del Poeta verso Inferno, Purgatorio e Paradiso è conosciuto anche in Paesi culturalmente diversi dal nostro. Nel mondo arabo non è raro ascoltare, anche da studiosi affermati, che la Divina Commedia conterrebbe significati e termini discriminatori nei confronti del mondo islamico. L'accusa di islamofobia ad un nostro caposaldo culturale, che ai più sembrerebbe una trovata strumentale e commerciale per sminuirci, è stata ripresa nel 2012 da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.

Sotto la lente di ingrandimento finì il XXVIII canto, in cui il Poeta ha delineato la figura degli scismatici e assegnato loro la pena di essere sventrati e rivoltati con le budella. Il protagonista di questo canto è Maometto, insieme al suo successore Alì. Le accuse sono cadute nel dimenticatoio, ma molte traduzioni nel mondo arabo del testo sono censurate e private di alcuni termini dell'opera originale, perché da loro giudicati offensivi. Nonostante nel 1300 l'Italia unita fosse molto meno che un sogno, Dante ha creato le basi per la lingua nazionale ed è stato un antesignano della questione della lingua.

Affrontata a più riprese da Manzoni, per citare un riferimento letterario, e da vari politici e statisti dell'Unità d'Italia. Celebre è l'espressione di Massimo D'Azeglio: "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani". Il compito di uniformare un Paese frammentato in dialetti e regionalismi fu affidato alle classi dirigenti postunitarie, se ne occuparono pesi massimi della Destra Storica come Casati e della Sinistra Storica come Coppino. La Divina Commedia ci offre un affidabile spaccato della società del tempo, con i suoi vizi e i suoi mali. Particolarmente significativi sono i canti "politici": l'opera è piena di significati simbolici e allegorie, tanto è vero che la posizione dei canti, gli incontri con le anime e persino le parole pronunciate hanno significati precisi. In questo sistema si inseriscono i "sesti canti" politici: hanno la funzione di denunciare, nell'Inferno con la testimonianza di Ciacco (goloso), nel Purgatorio con la testimonianza di Sordello da Goito, nel Paradiso con Giustiniano, Imperatore Romano d'Oriente e autore del Corpus Iuris Civilis.

Egli intende denunciare i mali che affliggono rispettivamente Firenze, l'Italia e l'Impero (Il Sacro Romano Impero). La fenomenologia e la simbologia dantesca si potrebbero inquadrare in una sistema di riferimento filosofico, anche se Dante non è considerato un filosofo. Grande merito di Dante è stato l'impegno politico, egli era un Guelfo bianco ovvero un sostenitore del ramo bavarese per la successione a Enrico V e, nella contemporaneità di Dante, propugnatore di un equilibrio tra Chiesa e Impero, tra Potere Spirituale e Potere Temporale. Dante è considerato, e lui stesso lo dice, un superbo. Egli si ritiene immeritevole di incontrare Dio, ma il suo viaggio di una settimana nell'aldilà culminerà nel modo migliore. 720 Dantedì fa, un politico toscano stava iniziando il cammino che gli avrebbe consentito di guadagnarsi l'immortalità.

Thomas Invidia